RENZO VESPIGNANI

Vespignani

La mostra dedicata a Renzo Vespignani (Roma 1924 – 2001) è incentrata su una ventina di opere grafiche che coprono un arco temporale dal 1950 al 1980, tutte, o quasi, provenienti dalla collezione di Giuseppe Pennacchia, che è stato un attento cultore di quest’artista, particolarmente versato nella produzione incisoria autonomamente intesa, come delle espressioni artistiche, soprattutto romane e italiane, del secondo dopoguerra del XX sec.
Accanto alle opere di Vespignani, testimone di stampo realista, con l’evanescenza del suo tratto, dai trapassi insistiti di luce ed ombra, di pallide presenze della dimensione umana, specchio della progressiva alienazione dell’uomo, troviamo opere grafiche di grandi esponenti dell’arte italiana dai riferimenti artistici assai distanti e di diverse generazioni: Fontana, Campigli, De Chirico, Maccari, Gentilini, Benedetto, Turcato, Guttuso, ma anche Baj, Attardi, Dorazio, Vedova, accanto ai più giovani Guccione, Castellani, Steffanoni, Pozzati, Bruni, Schifano, ecc.
Ne viene fuori uno spaccato dell’arte, nell’ottica particolare dell’incisione, di tutto rilievo, una sorta di fermo immagine su quegli anni (gli anni ’70) densi di realismi, variamente declinati a secondo del temperamento e delle esperienze degli artisti (Guttuso, Guccione, Steffanoni, ecc.), ma anche di espressioni non figurative e di astrattismo vero e proprio (Turcato, Dorazio, ecc.), nonché di tendenze informali (Vedova), a quell’epoca in netto superamento, così come di sperimentalismi riduzionistici, monocromi variamente estroflessi di un Castellani, che dialogano con la gestualità spazialista di un Fontana, così come con gli “schermi” di Schifano.
In mostra anche una incisione di Lino Bianchi Barriviera, maestro di Vespignani, e non poteva mancare un riferimento alla produzione artistica locale con un “Autoritratto” di Aurelio De Felice (a venti anni dalla scomparsa), insieme ad una “Figurina” dai tratti decisi, “rapidamente costruita con precisione di chiarezza”, dell’allora giovanissima narnese Franca Antinori, che, nel 1971, allieva di Guccione e Ciarrocchi all’Accademia di Roma, con questa acquaforte si impose in una prestigiosa mostra/concorso della capitale.

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